Sbam!

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Cominciamo con una novità: la musica. Si sa, ognuno ha i suoi gusti musicali, quindi potrebbe non piacere: io propongo come brano d’accompagnamento del post una canzone poco ascoltata ma che per me s’intonava al tema di qualcosa che crolla o che è insatabile, che ha fatto ‘sbam’, o ‘crash’ o qualcosa del genere, come l’ha fatto l’anziana ‘signora’ qui a fianco. Su questo tetto, ultimamente, non ci sarebbe salito nessuno, su quello metaforico della canzone si sale e si scende in continuazione… Cliccate sulla freccetta all’inizio del post e fatemi sapere se l’accompagnamento è gradito. E passiamo all’ispirazione di queste righe.                                   Per molti anni, non saprei dire quanti, ho ammirato la bellezza di questa baracca di legno, come le facevano i nostri nonni, che aveva resistito nel tempo, una delle ultime di Salino a non essere ristrutturata. E si vede dall’immagine quanto sfidasse la gravità. L’ha sfidata troppo e alla fine è crollata, a dicembre. Con lei se ne va un pezzetto, piccolo, del saper fare di una volta, con poca materia prima, manufatti che durassero nel tempo. Più di così onestamente non poteva durare. Sentendo, chissà, gli scricchiolii di un oggetto a mio avviso poetico, l’estate scorsa l’ho fotografato a lungo, anche nei particolari, per provare a rubarne il segreto di longevità. Così oggi provo a mettere qui qualcuno di quegli scatti, immagini di un oggetto andato perduto, ormai buono per la stufa. E così torno anche a scrivere, visto che, dopo i buoni propositi, salino.it si era nuovamente inchiodato… A tutti quelli che hanno il piacere e la voglia di visitare queste poche paginette dico ancora una volta di proporre argomenti e temi salinesi che stanno loro a cuore, affinchè questo sito sia di tutti quelli che a Salino ci stanno o ci sono stati bene. Difficile farne un bollettino di eventi o di cose che succedono, conosciamo tutti la realtà di un paesino che d’inverno si spopola e in cui i camini che fumano si contano sulle dita delle mani. Però anche le piccole cose di poca importanza, come questa vecchia baracca di legno, caratterizzano questo angolo di appennino. Mi piacerebbe scrivere qui le piccole storie del paese e dei suoi abitanti, anzi mi piacerebbe che ognuno scrivesse la sua o le sue storie. Storie di chi rimane, di chi se ne va, di chi se n’è andato, di chi è tornato, di chi è arrivato per caso. Insomma, immagini di oggetti inanimati come questo a fianco ne ho ancora, ma le storie e gli aneddoti degli esseri che Salino lo hanno animato e lo animano forse sono più interessanti, no? Ah, tornando alla baracca, manca la foto del crollo… però è più bello ricordarsela così e non com’è ora, un ammasso appiattito di tavole e tegole. Non le rende onore.

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7 risposte a Sbam!

  1. Simone scrive:

    L’accompagnamento è gradito, e come!
    é azzeccato e insieme alla storia, da far venire i brividi.
    Condivido a pieno il pensiero e vorrei avere storie degne di essere raccontate su Salino.
    Purtroppo l’unica che posso racontare è quella frugale dell’unica volta che ci sono stato, quando fui attratto proprio da quella piccola costruzione che combattendo con il tempo cercava di rimanere in piedi; mi colpì la sua resistenza instabile e mi rattrista sapere che non ce l’ha più fatta e che si è accasciata al suolo, trovando alla fine riposo dalla sua lunga e faticosa agonia.
    Simone

  2. Maria Stella scrive:

    Bello il pezzo e molto bella anche la musica.
    La prima volta che arrivai a Salino fu nel maggio del 1982, per la festa di S.Venanzio.
    Ero la babysitter della mia figlioccia,il cui papà era (ed è) un maestro campanaro in visita al giovane campanaro di Salino… Fu Amore a prima vista! Mi innamorai del campanaro e del suo bellissimo paesino!
    Mi occorse qualche mese di “duro lavoro per ” svegliarlo ” dal suo torpore, ma alla fine di settembre su un altro campanile,questa volta tra gli ulivi, in vista al mare(S: Ambrogio di Zoagli) mi chiese di diventare la sua ragazza…ebbene lo sono ancora oggi!!!
    Salino è un posto dove io respiro solo pace e serenità.
    Dalla finestra della cucina mi affaccio su uno spaccato di vita di altri tempi, scandito ancora dal sorgere e dal tramontare del sole; sono Erminia e Jose, che si alzano alle prime luci dell’alba e te ne accorgi dal profumo di caffè, fatto rigorasamente nella caffettiera, che arriva a inebriare il tuo naso ancora addormentato. Poi li senti andare dalle galline e dai conigli, e parlare loro come fossero persone di casa. Poi li senti “questionare” nell’orto dove si dedicano alle loro vedure fin verso le 11, A quell’ora anche cadesse il mondo si sospende ogni attività e ci si dedica al pranzo. Piccola siesta poi caffè con le figlie e qualche nipote se di passaggio, e con la vicina(io), e lunga chiaccherata sul terrazzo con meravigliosa vista sull’Appennino (m. Gottero , Centocroci…). Verso le sei sistemazione degli animali domestici, quindi ritiro per la cena. Deliziosi profumi di minestrone, ripieni, polpettoni, torte di riso e di patate… Dopo cena lui si rimette sul terrazzo e lei scende a bagnare i fiori (pocu..tantu pe tegnili vivi..perchè l’acqua è un bene prezioso e beseugna fane de cuntu).
    Dal terrazzo della parte opposta ho un quadro con il paese di Salino, il suo campanile, l’armonia delle sue campane, le sue casette, il bosco, le grida dei bambini al campetto..Ed è dolce la sera sentire solo il profumo del fieno, il cantare dei grilli sotto un cielo di stelle…

  3. Ceppun scrive:

    Se n’e` andato anche il vecchio fienile? E pensare che “neanche quarant’anni fa” c’andavamo a fare i salti nel fieno

  4. Emanuela scrive:

    … il sentiero iniziava da li’: Giovanni, Andrea, le gemelline 🙂 Filippo ed io… quando usavamo il “raggio fotonico” lanciandoci dai poggi ( ma come riuscivamo ad attutire il salto da quelle altezze? Ci ho riprovato e per poco non mi incasso la colonna vertebrale mah….) quando, per fare prima (ri-mah) si percorreva la “scorciatoia” da casa mia alla casetta…
    …ora non c’e’ piu’… non c’e’ piu’ neppure la “scorciatoia”…

  5. Antonio scrive:

    Pace all’anima della “Baracca”

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